I fichi d'India e le chiavi di ferro: oggetti rubati (con il cuore) dalle case siracusane
Photo: Unknown, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
C'è un momento, arrivando a Siracusa, in cui capisci che qui l'ospitalità non è un servizio: è un carattere. Succede quando apri il portone del tuo alloggio con una chiave di ferro che pesa più di un telefono, o quando la signora del piano di sopra ti tende un fico d'India già sbucciato con un coltellino, dicendo solo "mangia, che è dolce".
Questi oggetti — semplici, antichi, un po' impolverati — raccontano la Sicilia meglio di qualsiasi guida. E capita a tutti, prima o poi, di volerseli "rubare". Con il cuore, intendo.
Le chiavi di ferro: aprire una porta come un gesto antico
A Ortigia molti portoni si aprono ancora con serrature che hanno visto passare generazioni. Le chiavi sono lunghe, pesanti, spesso con un portachiavi di ceramica o un ciondolo di corallo che la nonna della proprietaria aveva aggiunto anni fa.
All'inizio ti irriti: non entra, gira male, devi sollevarla mentre ruoti. Poi ti rendi conto che è un rituale. Nessun badge elettronico ti chiede di ricordare il peso di una città. La chiave di ferro, invece, sì.
Se vuoi portartene a casa una (legale, questa volta), nei mercatini e nelle botteghe di ferramenta storica del centro si trovano chiavi d'epoca restaurate, perfette come oggetti da appendere. Chiedi a Ortigia, tra le vie dei fiere del weekend: qualcuno avrà sicuramente un mazzo di un vecchio palazzo dismesso.
Le ceramiche di Caltagirone: il colore che non teme il sole
Sui davanzali di Siracusa, nei cortili e sui gradini delle scalinate, spuntano ovunque ceramiche di Caltagirone: vasi con i bordi gialli e verdi, piatti decorati,Teste di Moro che fissano il cortile con sguardo solenne.
Non sono semplici soprammobili. In Sicilia, la ceramica è una promessa: dice che in quella casa si mangia bene, che c'è una mano femminile che decide i colori, che nessuno ha fretta di cambiare le cose.
Dove trovarle a Siracusa:
- Nelle botteghe di Ortigia, che vendono pezzi di piccoli artigiani calatini
- Nei mercatini della zona di Acradina, dove si trovano anche pezzi usati, con la patina giusta
- Nei negozi di souvenir "serie" — evitali: la vera ceramica è dipinta a mano e costa di più, ma dura per sempre
Se ti prende la passione, Caltagirone è a un'ora e mezza di auto: la Scalinata di Santa Maria del Monte da sola vale il viaggio, con i suoi 142 gradini tutti decorati in maiolica.
Il fico d'India: il souvenir che non si compra
Poi c'è il fico d'India. Cresce ovunque, ai margini dei vicoli, sui muri di cinta, nei punti in cui nient'altro sopravvive. E nel mese di agosto e settembre, chi ha una pianta nel cortile offre i frutti a chiunque passi.
Sbucciato con il coltellino, freddo di frigo, si mangia con le dita appiccicose e si capisce una cosa: in Sicilia il lusso non è il prezzo, è la disponibilità. Nessuno ti chiede soldi per un fico. Ti viene offerto perché sì.
Il gesto giusto: se qualcuno te lo offre, accetta. Rifiutare un fico d'India a Siracusa è quasi un'offesa. E se vuoi ricambiare, porta un dolce: la cassata o i cannoli fanno miracoli.
Gli altri oggetti "rubabili"
Ogni casa siracusana ha il suo dettaglio che ti segue anche dopo essere tornato a casa:
- Le tovaglie ricamate all'uncinetto, spesso fatte dalla nonna, che sui tavoli all'aperto resistono al vento dello scirocco
- Le bottiglie di vetro verde riutilizzate per l'olio o il vino di casa, con tappi di sughero consumati
- I portachiavi di ceramica a forma di limone o di testa mora, che nei mercati costano pochi euro e durano anni
- Le fotografie in bianco e nero appese nei corridoi, che raccontano matrimoni del 1950 e bambini sul Lungomare
Nessuno di questi oggetti ha un prezzo ufficiale. Il loro valore sta nel fatto che qualcuno te li ha fatti vedere, spiegandoteli, mentre ti preparava un caffè.
Come portare la Siracusa a casa (senza esagerare con la valigia)
La regola è semplice: scegli un oggetto, non dieci. Una ceramica, una chiave, un pacchetto di zagara secca. Un oggetto solo, scelto bene, ricorda più di una valigia piena.
E poi c'è il souvenir immateriale, quello che nessun dogana può bloccare: il ritmo. Il fatto che tu abbia imparato a fare colazione senza guardare l'orologio, a salutare il proprietario del bar all'angolo, a mangiare il fico d'India con le mani.
Quello, nessuno te lo ruba. Anzi: te lo porti dentro, e a Siracusa tornerai per prenderne un altro pezzo.