Dove il mare batte il tempo: alla scoperta dei tonnari e delle borgate che Siracusa nasconde a sud
Photo: old tuna fishery ruins rocky coast Sicily Santa Panagia Siracusa, via c8.alamy.com
C'è una Siracusa che le guide turistiche salterebbero senza accorgersene. Non è quella dei barocchetti di Ortigia né quella del teatro greco: è una striscia sottile di costa, a sud del centro, dove l'acqua continua a lavorare come sempre ha fatto — e qualcuno, ancora oggi, lavora con lei.
Partire quando la città si scalda
Il consiglio è semplice: uscite presto, prima che l'asfalto cominci a cantare. Dalla zona del porto, dove la nostra porta è sempre aperta, si può raggiungere a piedi la ex tonnara di Santa Panagia in una trentina di minuti. Se preferite la bici, ancora meglio: la strada costiera è quasi piatta e il traffico, a quell'ora, è ridotto al minimo.
Santa Panagia non è un monumento. È un insieme di antiche tonnare, vecchie case di pescatori e una piccola insenatura dove la scogliera scende in acqua limpida. Qui il rumore dominante non è quello dei motorini: è il battito regolare delle onde contro la roccia calcarea, un suono che i siracusani chiamano, senza troppa poesia, «il lavoro del mare».
La penisola della Maddalena: il cuore artigianale
Proseguendo verso sud si arriva alla penisola della Maddalena, un promontorio basso e ventoso dove la città finisce e comincia qualcos'altro. È un luogo che non si visita: si attraversa. I vecchi capannoni, i campi di agrumi che arrivano quasi all'acqua, i sentieri che si insinuano tra i muretti a secco — tutto qui parla di un'epoca in cui il mare non era uno sfondo da fotografia ma un mestiere.
E il mestiere, in effetti, resiste. Nei cantieri sparsi tra la Maddalena e le borgate vicine si costruiscono e si riparano ancora barche in legno: gozzi, passerelle, imbarcazioni che i maestri d'ascia trattano con lo stesso rispetto con cui un liutaio tratta un violino. Se avete fortuna, troverete qualcuno al lavoro. Non chiedete di fare le foto come se foste in un museo: un buongiorno, una domanda sincera sul tipo di legno, e spesso la conversazione si apre da sola. Il martello sullo scafo, il piallo che scivola, la sega: è la colonna sonora di un Siracusa che non compare su nessuna cartolina.
Come organizzare la tappa
- Quando: da ottobre a maggio, o nelle prime ore del mattino d'estate. Il caldo di mezzogiosto su scogliera nuda non perdona.
- Cosa portare: scarpe comode (la scogliera non perdona le ciabatte), acqua, un cappello. E un costume: ci sono cale dove vale la pena bagnarsi.
- Quanto tempo: mezza giornata, senza fretta. L'itinerario è pensato per essere lento.
- Come muoversi: a piedi dal centro fino a Santa Panagia, in bici per la tratta verso la Maddalena. Il ritorno si può fare con un passaggio in taxi o in autobus urbano.
Il ritorno: il tramonto come ultima tappa
L'itinerario si chiude come si apre: lentamente. Rientrate verso il centro per l'ora dorata, quando la luce bassa accende di rame le facciate e il porto comincia a rallentare. È il momento in cui una doccia, un cambio di maglietta e un posto tranquillo dove sedersi valgono più di qualsiasi altra cosa.
Da noi, al HS Hotel Siracusa, il tramonto si può guardare dalla terrazza con un bicchiere in mano, mentre la città sotto si accende piano. È il modo giusto di chiudere una giornata passata in una parte di Siracusa che non è fatta per i turisti — ed è esattamente per questo che merita di essere vista.
Perché vale la pena
Questi luoghi non offrono attrazioni, non hanno biglietterie né pannelli informativi. Offrono qualcos'altro: la sensazione di aver intercettato una città mentre fa le sue cose, senza mettersi in posa. Il rumore dell'acqua che lavora, il legno che si aggiusta, le reti che si ricompongono — è una Siracusa che le guide turistiche non mostrano mai, e che invece racconta la città meglio di qualsiasi facciata barocca.
E poi c'è il dettaglio che conta: da qui, tornare a casa propria per la notte è una passeggiata. Chi dice che per trovare l'Italia autentica bisogna andare lontano non è mai stato a Santa Panagia alle sette del mattino.