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Il pane di Monterosso e il gelo dello iato: le tradizioni di dicembre che a Siracusa si assaporano ancora

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Il pane di Monterosso e il gelo dello iato: le tradizioni di dicembre che a Siracusa si assaporano ancora

Photo: Codas2, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

C'è un momento preciso, verso la metà di dicembre, in cui Siracusa cambia pelle. Le sedie dei bar tornano tutte rivolte verso il sole, i siracusani si avvolgono nei loro cappotti pesanti — perché per loro dieci gradi sono un rigido inverno — e nei cortili di Ortigia si comincia a parlare di una cosa sola: la Vigilia.

Per chi arriva in città in questo periodo, l'effetto è quasi straniante. Si è abituati a immaginare Siracusa come meta estiva, fatta di mare e terrazze al tramonto. Ma dicembre ha un'altra voce, più bassa, più intima. E molto più golosa.

Il presepe che si respira, non solo che si guarda

A Ortigia i presepi non stanno in vetrina: stanno nelle porte aperte dei palazzi antichi, nei cortili dove le nonne sistemano il muschio e le lucine tra le colonne di pietra bianca. È una tradizione silenziosa, che non ha orari di apertura né biglietti d'ingresso. Si scopre camminando.

Il percorso più bello? Partite da via della Maestranza al calare del buio, quando le luci natalizie si riflettono sui portali barocchi, e lasciatevi trascinare verso la Piazza Duomo. Nei fine settimana di dicembre spesso c'è anche un mercatino artigianale, piccolo e senza fronzoli, dove trovare ceramica di Caltagirone e cestini di vimini lavorati in provincia.

La Vigilia si mangia, e si mangia bene

Se c'è un momento in cui la cucina siracusana mostra i muscoli, è la Vigilia di Natale. Niente carne, solo mare: e qui il mercato di Ortigia diventa il centro del mondo.

Nei giorni prima del 24 i banch si riempiono di gamberi viola, polpo appena lessato, sarde aghetta e tonno rosso che i pescatori portano la mattina stessa. Le trattorie attorno al mercato — quelle vere, con tovaglie di carta e piatti scritti alla lavagnetta — propongono i menu della Vigilia con settimane di anticipo, e conviene prenotare: i posti sono contati e i siracusani non lasciano niente al caso.

Cosa cercare sul piatto:

Il pane di Monterosso e il segreto dello iato

Parliamo ora del dolce più curioso del periodo: lo iato. Lo scriviamo bene, perché molti lo chiamano "il pan di San Giuseppe" e si sbagliano di stagione ma non di bontà. A Siracusa, in realtà, il dolce che dominare le vetrine delle pasticcerie a dicembre è un altro: il pane di Monterosso.

Nonostante il nome, non è un paniere di mare: è un dolce di pasta frolla che nasconde dentro un cuore di mandorle, cioccolato e marmellata di zucca candita, decorato in superficie con mandorle intere e zucchero. Un tempo si preparava in casa per le feste, oggi lo trovate nelle pasticcerie del centro — e ognuna giura di avere la ricetta originale. Assaggiatene due, da due pasticcerie diverse, e fatevi la vostra classifica. È il modo migliore per passare un pomeriggio di dicembre.

Le luci, il freddo leggero, la città che torna ai locali

C'è un vantaggio che chi visita Siracusa a dicembre scopre subito: la città è di nuovo dei siracusani. Nei locali del centro storico si torna a parlare piano, i ristoranti hanno tavoli liberi, e i bar della Piazza Duomo si possono gustare senza la ressa estiva.

Sì, fa freddo — ma un freddo dolce, di quelli che si gestiscono con un piumino e un calice di Nero d'Avola al ritorno dalla passeggiata serale. Il contrasto tra le pietre bianche di Ortigia e le luci calde del periodo natalizio è uno degli spettacoli più sottovalutati della Sicilia orientale.

Un consiglio da chi ci vive

Se state pensando a una fuga di dicembre, sappiate che Siracusa premia chi si prende il tempo giusto: colazione lenta, un giro al mercato a metà mattina, pranzo lungo, presepi al buio, cena di pesce. Niente corse, niente checklist.

E se cercate un posto dove riposare dopo una giornata tra sapori e vicoli, beh — qui siamo un po' di parte, ma abbiamo le stanze più calme del centro. Dicembre vi aspetta, e questa volta senza code.

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